Ultrasky. Alla scoperta del blu egizio dalle arti alle scienze
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Ultrasky. Il blu egizio incontra l’arte contemporanea
Che cosa accade quando un materiale creato più di cinquemila anni fa entra nelle pratiche dell’arte contemporanea?
È da questo incontro che prende forma Ultrasky. Alla scoperta del blu egizio dalle arti alle scienze, progetto espositivo di BLUENET che, dopo aver attraversato diverse sedi in Italia, giunge al Museo Egizio per la sua tappa conclusiva, realizzata con il contributo scientifico del Museo.
Dal 13 ottobre al 14 dicembre 2026, Ultrasky porta nelle sale otto artiste e artisti contemporanei chiamati a confrontarsi con uno dei materiali più affascinanti nati nell’antico Egitto: il blu egizio.
Il blu egizio diventa il punto di partenza per sperimentare tecniche, forme e linguaggi artistici diversi: dalla scultura al mosaico, dal vetro al tessuto, fino alla stampa 3D.
Non si tratta di riprodurre l’arte dell’antico Egitto, ma di partire da una sua straordinaria invenzione per continuare a trasformarla. Lo stesso materiale che attraversa la storia delle collezioni del Museo entra così nelle pratiche della creazione contemporanea, mettendo in relazione tempi, saperi e linguaggi differenti.
Il blu egizio: tra storia e scienza
Le origini in Egitto
Il blu egizio è considerato il primo pigmento artificiale creato dall'uomo. Non veniva estratto da una sostanza naturalmente blu: per produrlo era necessario trasformare diverse materie prime attraverso un processo che richiedeva competenze tecniche specifiche e il controllo del calore.
Il suo principale componente è un silicato di calcio e rame, la cuprorivaite. Gli artigiani dell’antico Egitto riuscirono a produrlo artificialmente nelle fornaci e a utilizzarlo in grande quantità.
Gli Egizi lo chiamavano hesebedj-irit, “lapislazzuli prodotto”: una definizione che racconta bene la sua natura, perché quel blu era il risultato di un processo tecnico. Attraverso la trasformazione della materia si rendeva disponibile un colore associato anche al cielo, al sacro e alla dimensione divina.
Ma come veniva realizzato il blu egizio? Ce lo spiega Marco Nicola, uno dei curatori della mostra QUI.
Un materiale in viaggio
La conoscenza necessaria a produrlo ha avuto una storia lunga e non lineare: nato in Egitto più di 5.000 anni fa, raggiunse la Mesopotamia e il mondo egeo, si diffuse nel Mediterraneo e con Roma conobbe la sua massima espansione. Il suo utilizzo diminuì nei secoli successivi, senza però scomparire del tutto: ne restano testimonianze medievali e alcune rare riapparizioni nel Rinascimento. Dopo una nuova interruzione, nell’Ottocento la scienza moderna tornò a studiarne composizione e tecniche di produzione, aprendo una nuova fase della sua storia.
Una storia che continua ancora oggi
Ma la storia del blu egizio continua ancora oggi. La ricerca ne ha infatti rivelato proprietà che vanno ben oltre ciò che possiamo osservare a occhio nudo: esposto alla luce visibile, il pigmento emette una forte luminescenza nel vicino infrarosso. Gli studi più recenti hanno inoltre dimostrato che può essere trasformato in nanolamelle estremamente sottili, aprendo nuove possibilità di ricerca in ambiti come il bioimaging e la medicina rigenerativa.
Un materiale nato nell’antichità, quindi, continua a offrire nuove possibilità nel presente. Ed è proprio questa capacità di attraversare il tempo a diventare il terreno di sperimentazione degli artisti di Ultrasky.
Dalla ricerca scientifica alla sperimentazione artistica
Le nuove possibilità offerte dal blu egizio non si esplorano soltanto nei laboratori scientifici. Con Ultrasky, un materiale nato più di cinquemila anni fa diventa anche terreno di sperimentazione per l’arte contemporanea.
Le nove opere riunite nella mostra non cercano di riprodurre gli usi antichi del pigmento, ma ne esplorano proprietà e potenzialità attraverso linguaggi, tecniche e materiali differenti. Il blu egizio viene incorporato nel vetro, applicato ai tessuti, mescolato alla pittura, utilizzato nel mosaico e nella stampa 3D o trasformato esso stesso in materia scultorea. Nove diverse ricerche artistiche partono così dallo stesso materiale per portarlo in direzioni profondamente diverse:
Viola Alpi porta il pigmento nel mondo del tessile. In Sciarpa Ultrasky interviene su un capo storico della collezione Filippo Alpi applicando un’etichetta anticontraffazione trattata con blu egizio. La presenza del più antico pigmento sintetico conosciuto introduce un dialogo tra patrimonio culturale, innovazione scientifica e manifattura d'eccellenza, inscrivendo il gesto creativo contemporaneo in una continuità di saperi che attraversa i millenni.
Con il collettivo CaCO₃, il blu egizio incontra invece il micromosaico. Nelle opere Blu Egizio n2, n3 e n4, tessere, terracotta, pigmento, cotto, malta e altri materiali costruiscono superfici in cui la tradizione millenaria dell'arte musiva diventa terreno di sperimentazione ottica, materica e percettiva.
Andrea Chidichimo lavora sul rapporto tra ciò che vediamo e ciò che può rivelarsi soltanto attraverso altri strumenti di osservazione. In St.Art il blu egizio è nascosto all'interno della pittura a olio e l'opera si rivela pienamente attraverso indagini VIL: indossando il visore (VIL) per la lettura dell’emissione infrarossa del blu egizio, ci si accorge che il dipinto scompare per lasciare il posto a un cielo stellato; in Horus Laboris, invece, il pigmento diventa protagonista di un monocromo a olio interamente realizzato con blu egizio.
Nella ricerca di Stefano Conticelli, il blu egizio incontra la scultura e materiali naturali. Diego Sanzio accosta il pigmento al granito nero assoluto dello Zimbabwe, all'interno di una pratica che intreccia arte, design, natura e sperimentazione sui materiali.
Giuliano Giuman incorpora invece polvere di blu egizio e sabbia del Sinai nella vetrofusione. Pietra Filosofale, non è qui intesa come un oggetto capace di mutare i metalli in oro, ma come simbolo della trasformazione interiore: Il Blu Egizio richiama il cielo, il divino e la conoscenza; la sabbia del Sinai rappresenta il deserto, il cammino e la prova. Il vetro li unisce in una forma fragile e insieme eterna, dove trasparenza e opacità convivono come gli opposti della natura umana.
Matteo Peducci mette invece alla prova il blu egizio come vera e propria materia scultorea. Flauto d'Egitto è ricavato da un blocco di blu egizio: il pigmento non è quindi utilizzato soltanto per dare colore a una superficie, ma diventa esso stesso il materiale da lavorare. La ricerca di Peducci indaga così le proprietà strutturali, formali e persino acustiche della materia, facendo dialogare tecniche scultoree tradizionali e nuovi materiali.
In Blue is Blue, Erica Tamborini utilizza puro pigmento di blu egizio per comporre la scritta che dà il titolo all’opera, sostenuta da una struttura metallica. Il riferimento è alle antiche iscrizioni lapidee riempite di pigmento, ma qui la pietra scompare e resta soltanto il colore. L’opera mette così in relazione una tecnica millenaria con il presente, riflettendo su ciò che resta – o si perde – nel tempo. Mentre nell’installazione Un chilo di argilla tra le mie mani, il blu egizio compare sotto forma di smalto su ciotole modellate in argilla bianca. La ripetizione del gesto della tornitura mette in relazione una pratica antica con il presente, trasformando ogni ciotola in una traccia del tempo e delle mani che l’hanno plasmata.
Infine, Franco Vitelli, in Inganno, reinterpreta la tradizione del mosaico attraverso paste vitree blu, tessere dorate e palombino, creando un’opera contemporanea dall’apparenza antica. Al centro, uno specchio accoglie il riflesso di chi osserva, modificando continuamente la composizione. L’“inganno” nasce così dall’incontro tra memoria, materia e presente.
Lo stesso blu, nuovi linguaggi
Nelle sale del Museo Egizio, le opere di Ultrasky riportano il blu egizio nel luogo in cui è possibile seguirne la storia più antica. E lo fanno interrogando il passato, con nuove domande, tecniche e processi creativi contemporanei. A più di cinquemila anni dalla sua invenzione, il blu egizio torna a essere materia di sperimentazione.
Il catalogo di Ultrasky
Il catalogo della mostra ripercorre il progetto e le sue diverse tappe, approfondendo la storia e la tecnologia del blu egizio, le ricerche scientifiche sulle sue proprietà e le sperimentazioni artistiche che hanno dato forma alla mostra, raccontando incontri e collaborazioni sviluppati lungo il percorso.
Puoi acquistarlo al Museum Shop o a QUI.
ULTRASKY. Alla scoperta del blu egizio, dalle arti alle scienze
Un progetto di Bluenet, in collaborazione con il Museo Egizio
Museo Egizio | 13 ottobre – 14 dicembre 2026.
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Dal lunedì al sabato dalle ore 9:00 alle 18:00