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Prestiti museali: dietro le quinte di un’opera in movimento
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Cosa significa, davvero, prestare un'opera d'arte?
Dalla nascita delle mostre temporanee, nell'Ottocento, il prestito di opere d’arte è una prassi consolidata. Mettere in dialogo oggetti diversi attorno a una chiave interpretativa precisa consente di riscoprirli in modo inedito.
Oltre a restare punto di approdo della ricerca, sempre più esposizioni avviano un processo di negoziazione culturale, in cui gli oggetti agiscono come attivatori di relazioni capaci di generare nuove interpretazioni.
Da un lato raccontano contesti e culture, dall'altro contribuiscono alla discussione pubblica, arrivando anche a mettere in discussione narrazioni consolidate.
Non tutte le opere possono viaggiare: alcune sono fondamentali per la collezione e devono quindi essere sempre fruibili nella sede che le ospita (art. 66, comma 2, lett. b, del Codice dei beni culturali e del paesaggio). Sebbene questo possa sembrare un limite, nei fatti costituisce un forte stimolo a gestire in modo dinamico i depositi museali, rendendo temporaneamente accessibile altrove quanto vi si conserva e che di norma non viene fruito dal pubblico.
Il Museo Egizio prende parte a questa pratica attraverso due modalità: la partecipazione a programmi di mostre temporanee organizzate da altre istituzioni e la co-creazione di mostre su misura, sia su scala nazionale che internazionale.
Il Museo dal 2016 porta avanti il progetto di “Mostre itineranti”, che ha permesso a oltre 8 milioni di persone in 3 continenti diversi di conoscere l’antico Egitto.
La diffusione della conoscenza dell’antico Egitto è portata avanti anche con i prestiti della propria collezione, che rappresenta un’ottima opportunità per mettere in dialogo il patrimonio anche con collezioni diverse e ricostruire antichi contesti archeologici.
Come si svolge un prestito museale?
Il trasporto effettivo dell’opera da un’istituzione a un’altra è solo una delle ultime tappe dell’attività di prestito museale.
Completate le procedure amministrative, infatti, il dipartimento di restauro verifica lo stato conservativo del reperto così da svolgere eventualmente tutte le operazioni necessarie a garantirne un trasporto in sicurezza e un ottimo livello di fruizione. Per esempio, azioni di consolidamento o di pulitura.
Si esegue quindi una nuova campagna fotografica che attesti le condizioni dell'opera prima della partenza, e spesso si approfitta della mobilitazione dell'oggetto per svolgere ulteriori approfondimenti d'indagine: o direttamente sull'oggetto attraverso metodi non invasivi, o sulle acquisizioni fotografiche mediante applicativi come D-Stretch, uno strumento di elaborazione digitale che modifica e accentua i colori di una fotografia attraverso vari filtri cromatici, facendo emergere dettagli, pigmenti o tracce poco visibili a occhio nudo. Successivamente il o la courier (coloro che scortano le opere) esegue il condition report un documento in cui si riportano tutti i dettagli tecnici relativi allo stato dell’oggetto prima della partenza.
Dunque, l’opera viene imballata e riposta all'interno di una cassa costruita appositamente per proteggerla. Materiali morbidi e resistenti vengono modellati per creare un incavo, dove il reperto può viaggiare senza muoversi o rischiare di danneggiarsi.
Anche le modalità di esposizione nel museo che la ospiterà viene studiata in anticipo: per questo il museo si occupa di realizzare dei supporti appositi in base alla modalità con cui verrà esposta.
Caricati i reperti nel camion, si procede verso la destinazione sempre accompagnati dal/dalla courier. Che si tratti di un trasporto in camion, aereo o vaporetto c'è sempre una persona che scorta gli oggetti fino al momento dell’allestimento.
Una storia di ordinaria scoperta
Ogni prestito di opere offre l'opportunità di "riscoprire" i reperti: da un lato, poiché li possiamo leggere in una chiave nuova – quella dell'allestimento in cui sono esposti temporaneamente –; dall'altro, perché, soprattutto nel caso di quelli che si trovano in magazzino, rappresenta l'occasione di approfondirne lo studio e, talvolta, di compiere scoperte inaspettate.
È questo, ad esempio, il caso dell'ostrakon decorato con due figure, oggetto di un recente prestito al Szépművészeti Múzeum di Budapest nella mostra "Capturing Eternity. How did the ancient Egyptian artist create their works?" (29 giugno – 6 novembre 2026).
In occasione della campagna fotografica svolta prima della partenza del reperto, è emerso un dettaglio inedito. Analizzando le immagini raccolte con il software D-Stretch è stato possibile identificare una figura maschile sotto alla scena principale; questo permette di ipotizzare che i soggetti più in superficie siano il prodotto di un'attività di riuso dell'ostrakon.
Questa scoperta, relativa a un reperto proveniente da Deir el-Medina – il villaggio degli artigiani che si occupavano della realizzazione delle tombe della Valle dei Re e delle Regine – apre la strada a ulteriori approfondimenti, che nei prossimi anni riguarderanno questo e altri ostraka provenienti dallo stesso sito. Si tratta infatti di uno dei progetti portanti del nuovo centro di ricerca internazionale del Museo Egizio, ME-SCRIPTA.
La pratica dei prestiti di opere d'arte offre grandi potenzialità di studio e di diffusione della cultura, e comporta la necessità di una gestione estremamente rigorosa, anche in considerazione dell' impatto ambientale che ne deriva.
Le parole chiave del prestito museale
Art handler: professionista specializzato nella movimentazione, manipolazione, imballaggio, installazione e disinstallazione di opere d'arte, incaricato di garantirne la corretta gestione fisica e la sicurezza durante le diverse fasi di movimentazione e allestimento.
Condition report: documento in cui sono riportati tutti i dettagli tecnici relativi al trasporto dell'oggetto. Viene aggiornato e redatto a seguito di ogni spostamento compiuto dal reperto. Tra gli elementi presenti:
- stato conservativo del reperto;
- dati relativi al dispositivo per il controllo dell'umidità;
- materiale con cui viene eseguito l'imballaggio;
- modalità con cui viene disposto nella cassa.
Courier: persona incaricata dal museo di accompagnare le opere durante il trasporto e di verificarne le corrette condizioni di movimentazione, installazione e, se previsto, disallestimento presso l'istituzione ricevente. Agisce quindi come rappresentante dell'ente prestatore, tutelando l'integrità e la sicurezza delle opere e verificando il rispetto delle condizioni stabilite dal contratto di prestito.
Datalogger: in ambito museale, dispositivo elettronico che rileva, registra e conserva automaticamente nel tempo dati ambientali, come temperatura, umidità relativa, illuminamento e concentrazione di CO₂.
Ethafoam: schiuma di polietilene a celle chiuse, utilizzata in ambito museale per proteggere le opere durante movimentazione, trasporto e imballaggio. Rispetto al polistirolo, è più elastica, resistente e non si sbriciola facilmente, garantendo una migliore protezione dagli urti.
Supporto: elemento progettato per sostenere, stabilizzare e proteggere un'opera o un manufatto durante l'esposizione, la movimentazione, il trasporto o la conservazione. In base alle modalità espositive prescelte dall'ente ospitante, il museo realizza i relativi supporti, che possono essere in: plexiglass, acciaio rivestito con tubicini termostringenti, carbonio o basalto rivestito in lino naturale.
Tyvek: tessuto sintetico in fibre di polietilene, leggero, resistente e traspirante, utilizzato negli imballaggi museali come strato protettivo esterno. Non viene generalmente posto a contatto diretto con l'opera, che viene prima avvolta con carta idonea, come carta velina o acid-free.
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