Attività di ricerca

Ultima settimana di scavo – il diario di Lara Weiss e Christian Greco

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011 44 06 903
Dal lunedì al venerdì, 8:30 - 19:00; sabato, 9:00 - 13:00
A tre anni dall’adesione del Museo Egizio come partner della Missione congiunta con Leiden, Christian Greco e Lara Weiss guardano indietro a questo primo periodo dello scavo Leiden – Torino.

Troviamo estremamente importante scavare con cura e con attenzione, capire la stratigrafia e documentare l’intera area (che significa letteralmente documentare tutto ciò che troviamo) più attentamente possibile. Per questa missione, siamo molto fortunati ad aver avuto il 3D Survey Group dal Politecnico di Milano disposto a indagare lo scavo in corso. Con il loro nuovo e rivoluzionario metodo per creare modelli 3D e immagini 2D ortorettificate, adesso possiamo documentare ogni passo dello scavo ed “evitare” la distruzione solitamente causata dall’archeologia. Le informazioni saranno caricate in un nuovo sistema informativo su Saqqara, che sarà estremamente utile non solo durante la fase di registrazione sul campo, ma anche, in un secondo momento, per rielaborare le informazioni, condividerle con specialisti di ceramica, resti umani, legno o architettura in un ambiente di collaborazione, e diffonderle al grande pubblico. Dobbiamo ringraziare la professoressa Corinna Rossi e il suo team (Francesco Fassi, Alessandro Mandelli e Luca Perfetti) per la loro preziosa collaborazione, per l’amicizia e per la grande compagnia delle scorse sei settimane.

Siamo molto soddisfatti del nostro team di ceramica: Barbara Aston, che ha lavorato con la spedizione dal 1986, anno della scoperta della Tomba di Maya, e che adesso sta ultimando un’importante pubblicazione sulla ceramica proveniente da quella tomba; Lyla Pinch Brock, che ha aiutato Barbara e ha disegnato molti e bellissimi contenitori; Valentina Gasperini, assistita da Alice Salvador, che sta studiando la ceramica che proviene in grande quantità, ogni giorno, dall’area di scavo a nord della tomba di Maya. L’aiuto di un nuovo membro della squadra, Nicola Dell’Aquila, fotografo del Museo Egizio, è stato essenziale per la documentazione dei vari reperti che abbiamo trovato.

Inoltre, abbiamo anche nuove domande che mirano a una consapevolezza maggiore del sito, oltre lo scavo e la documentazione delle singole tombe. Vorremmo capire come la nostra area di concessione abbia funzionato nel corso dei secoli. Come nel periodo faraonico: chi decideva di costruire la sua tomba dove e perché, che schemi decorativi delle pareti venivano scelti, e che tipo di attività religiose venivano effettuate, ma anche come è stata riutilizzata l’area in tempi successivi, da chi e con che scopo. Per questo, il nostro scavo è attualmente finanziato dalla Dutch Organisation for Scientific Research (NOW), come parte di un progetto di ricerca chiamato “The Walking Dead at Saqqara: The Making of a Cultural Geography”, supervisionato da Lara Weiss (https://www.nwo.nl/onderzoek-en-resultaten/onderzoeksprojecten/i/52/28952.html).

Per questo progetto, l’area in cui sta scavando il team di Leiden-Torino è particolarmente interessante, perché è una zona tra tombe più larghe dove è possibile individuare le attività degli antichi Egizi nel corso dei millenni. Nel Nuovo Regno, approssimativamente intorno al 1200 a.C., sono state costruite tre piccole cappelle in calcare, di fronte ai relative pozzi, connessi alle camere sotterranee. Le tombe dell’Epoca Tarda (V-VI secolo a.C.) sono spesso accompagnate dai cosiddetti “depositi degli imbalsamatori”, in cui veniva posto (e, a volte, bruciato) il materiale usato per la mummificazione. Andando avanti, sei o più secoli dopo, la popolazione tardo-antica viveva qui, vicino al Monastero di Apa Jeremias, e a volte seppelliva i bambini sotto al suolo.

Il vice direttore Paolo Del Vesco e gli archeologi Miriam Müller, Nico Staring, Sarah Schrader e Ali Jelene Scheers hanno messo in luce e documentato ogni strato e recuperato le tracce delle attività del XIX secolo. Ciò mostra che le “cacce al tesoro”, a quel tempo, erano opportunamente organizzate e sistematiche. Ci sono tre fosse alla stessa distanza l’una dall’altra di cui la terza ha ancora un cesto del XIX secolo all’interno.

Alla fine della stagione è tempo di ringraziare non solo lo splendido team di Leiden-Torino, ma anche gli operai egiziani per il loro duro lavoro e il loro entusiasmo, i nostri colleghi egiziani per la loro assistenza e il loro supporto e, ultimi ma non ultimi, i nostri cuochi Atef e Islam per essersi presi cura di noi nella nostra abitazione sullo scavo.

Questa è stata una stagione incredibile e adesso aspettiamo con impazienza il 2019!
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